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Mai dopo le vacanze: i giorni migliori (e peggiori) per iniziare una dieta

  • Autore: CARMELO GUCCIONE
  • 10 gen, 2018
Come confermano numerosi studi scientifici, affinché un programma dimagrante abbia successo non basta solo mangiare sano, ma anche scegliere il momento giusto per iniziare «e il tempo ideale per riuscirci è solamente uno: adesso», raccomanda lo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi. Scopriamo come

1) Quando ci si sente pronti

Giusto: essere preparati al cambiamento è senz'altro un ottimo inizio, anche se spesso chi è a dieta ottiene i successi migliori a causa di un campanello d'allarme, che può essere un avvertimento medico sulla propria salute o la scoperta della malattia di un amico. Quando si verificano fatti simili, l'obiettivo che ci si pone è più emotivo che realmente legato alla perdita di peso e perciò ha spesso più successo, perché quando le cose si fanno più dure, basta ricordare a se stessi il motivo per cui si sta facendo tutto questo.


2) Dopo il compleanno

Giusto: in uno studio dell'Università della Pennsylvania, si è visto come le persone siano più propense a perseguire obiettivi riguardanti la loro salute dopo aver superato date importanti, come ad esempio i compleanni. «Lo si potrebbe definire "l'effetto nuovo inizio" - spiegano i ricercatori - perché dopo aver raggiunto un traguardo, ci si sofferma meno sugli errori del passato, preferendo comportamenti più in linea col "nuovo io" che si vuole perseguire».


3) Di lunedì

Giusto: il nuovo inizio di settimana è il momento ideale per cominciare una dieta (soprattutto se durante il weekend precedente si è esagerato col cibo) o ricominciare qualcosa in generale. Le persone tendono a vedere il lunedì come una sorta di "reset" e questo dà loro una motivazione ancora più grande per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.


4) In ottobre

Giusto: fra dolcetti delle feste e leccornie varie, non è certo una sorpresa che ci vogliano almeno cinque mesi per perdere tutto il peso accumulato durante i bagordi culinari di dicembre, come ha infatti confermato una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine. Ma partendo dal presupposto che prevenire i chili di troppo sia più semplice che smaltirli quando già ci sono, i ricercatori consigliano quindi ottobre come momento migliore per un “piano di dimagrimento”.


5) Dopo un cambiamento di vita

Giusto: l'inizio di un nuovo capitolo della vita - come ad esempio un trasloco - è il momento più adatto per cominciare a seguire delle abitudini più sane. E a volte bastano anche solo delle piccole modifiche quotidiane (dall'imporsi di cominciare la giornata con una colazione più salutare al ridurre la quantità di zucchero nel caffè) per raggiungere un obiettivo più grande.


6) Capodanno

Sbagliato: alzi la mano chi non ha provato almeno una volta a fissarsi degli obiettivi (spesso davvero irrealistici) a Capodanno, salvo rendersi conto di non riuscire a raggiungerli e mollare il colpo poche settimane più tardi. E fra questi, l'idea di iniziare una dieta è senz'altro fra le peggiori. Se si vuole realmente pianificare un traguardo all'approssimarsi della mezzanotte del 31 dicembre, meglio fare un passo alla volta e cominciare con dei piccoli cambiamenti, rimandando un passo importante (e provante) come quello della dieta ad un altro momento.


7) Quando si ha altro in mente

Sbagliato: nei periodi di maggiore stress o quando si è preoccupati per qualcosa, l'ultimo pensiero dev'essere quello di mettersi a dieta, perché non sono certo questi i momenti più adatti per testare la propria determinazione, senza contare che a volte ci sono pure delle limitazioni di carattere pratico, come la carenza di sonno o di tempo, che possono compromettere il risultato finale. Ora più che mai è fondamentale seguire delle sane abitudini di vita, rimandando però la perdita di peso a quando le acque (anche emotive) si saranno calmate.


8) Venerdì, sabato o domenica

Sbagliato: durante il fine settimana si tende a uscire di più e fra una bevuta, una pizza e un brunch, riuscire a mantenere quelle sane regole alimentari che si seguono nel resto della settimana diventa certo più difficile. Ecco perché mettersi a dieta fra venerdì e domenica è quanto di meno consigliabile ci sia, perché le probabilità di fallire sono altissime (come le tentazioni a cui si è chiamati a rinunciare). Non a caso una ricerca della Cornell University ha evidenziato che le persone che compensano durante la settimana le calorie extra ingerite nel weekend tendono a perdere più peso sul lungo periodo, quindi meglio rimandare ogni proposito dietetico alla normale routine della settimana.


9) Dopo una vacanza

Sbagliato: per molte persone la vacanza è il momento ideale per lasciarsi andare e mangiare quello che si vuole, mentre per altri è il periodo più giusto per seguire uno stile di vita più sano. In ogni caso, mettersi a dieta subito dopo è la scelta peggiore e la conferma arriva da un vecchio studio, dove si è esaminato l'impatto psicologico del pianificare una dieta nel prossimo futuro: i ricercatori hanno infatti scoperto che la sola idea di dover rinunciare a breve a determinati cibi scatenava una sorta di "effetto ultima cena", che spingeva alcune persone a mangiare di più per compensare le future mancanze.

Il parere dell'esperto

«Pensare a una scadenza dopo cui “faremo i bravi” non ci facilita il compito – spiega il dottor Stefano Erzegovesi, specialista in Psichiatria e Scienza dell'alimentazione presso il Centro Disturbi Alimentari dell'Ospedale San Raffaele Turro - perché ci mette in uno stato di allerta, che favorisce l’alimentazione emotiva, e, nel contempo, ci porta ad esagerare con il cibo i giorni precedenti la scadenza, “tanto da domani sarò a dieta e non potrò più farlo”. Il consiglio che diamo ai nostri pazienti obesi, che sono dei veri esperti del “da lunedì comincio la dieta”, è quello di concentrarsi “sull'oggi”, perché il giorno migliore per iniziare una dieta è “in questo momento”.
Il suggerimento in più che possiamo dare è quello di scegliere un giorno alla settimana in cui si sa di essere meno stressati e, quindi, in grado di concentrarsi di più su se stessi: un “giorno di magro” in cui ci si alzerà prima del solito, si farà una lunga camminata nel verde e, soprattutto, si metteranno nel piatto verdure in grande quantità, sia a pranzo sia a cena. Col tempo, si potrà poi dedicare un’ora al giorno, tutti i giorni, alla cura di se stessi, preparando cibi che danno più energia e concentrazione mentale prima ancora di essere “dimagranti”. In altre parole, procrastinare l'inizio di un piano dimagrante significa non iniziarlo mai: «Il momento migliore per iniziare una dieta è adesso», conferma Erzegovesi.

Pillole di Salute

Autore: CARMELO GUCCIONE 10 gen, 2018
Come confermano numerosi studi scientifici, affinché un programma dimagrante abbia successo non basta solo mangiare sano, ma anche scegliere il momento giusto per iniziare «e il tempo ideale per riuscirci è solamente uno: adesso», raccomanda lo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi. Scopriamo come

1) Quando ci si sente pronti

Giusto: essere preparati al cambiamento è senz'altro un ottimo inizio, anche se spesso chi è a dieta ottiene i successi migliori a causa di un campanello d'allarme, che può essere un avvertimento medico sulla propria salute o la scoperta della malattia di un amico. Quando si verificano fatti simili, l'obiettivo che ci si pone è più emotivo che realmente legato alla perdita di peso e perciò ha spesso più successo, perché quando le cose si fanno più dure, basta ricordare a se stessi il motivo per cui si sta facendo tutto questo.


2) Dopo il compleanno

Giusto: in uno studio dell'Università della Pennsylvania, si è visto come le persone siano più propense a perseguire obiettivi riguardanti la loro salute dopo aver superato date importanti, come ad esempio i compleanni. «Lo si potrebbe definire "l'effetto nuovo inizio" - spiegano i ricercatori - perché dopo aver raggiunto un traguardo, ci si sofferma meno sugli errori del passato, preferendo comportamenti più in linea col "nuovo io" che si vuole perseguire».


3) Di lunedì

Giusto: il nuovo inizio di settimana è il momento ideale per cominciare una dieta (soprattutto se durante il weekend precedente si è esagerato col cibo) o ricominciare qualcosa in generale. Le persone tendono a vedere il lunedì come una sorta di "reset" e questo dà loro una motivazione ancora più grande per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.


4) In ottobre

Giusto: fra dolcetti delle feste e leccornie varie, non è certo una sorpresa che ci vogliano almeno cinque mesi per perdere tutto il peso accumulato durante i bagordi culinari di dicembre, come ha infatti confermato una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine. Ma partendo dal presupposto che prevenire i chili di troppo sia più semplice che smaltirli quando già ci sono, i ricercatori consigliano quindi ottobre come momento migliore per un “piano di dimagrimento”.


5) Dopo un cambiamento di vita

Giusto: l'inizio di un nuovo capitolo della vita - come ad esempio un trasloco - è il momento più adatto per cominciare a seguire delle abitudini più sane. E a volte bastano anche solo delle piccole modifiche quotidiane (dall'imporsi di cominciare la giornata con una colazione più salutare al ridurre la quantità di zucchero nel caffè) per raggiungere un obiettivo più grande.


6) Capodanno

Sbagliato: alzi la mano chi non ha provato almeno una volta a fissarsi degli obiettivi (spesso davvero irrealistici) a Capodanno, salvo rendersi conto di non riuscire a raggiungerli e mollare il colpo poche settimane più tardi. E fra questi, l'idea di iniziare una dieta è senz'altro fra le peggiori. Se si vuole realmente pianificare un traguardo all'approssimarsi della mezzanotte del 31 dicembre, meglio fare un passo alla volta e cominciare con dei piccoli cambiamenti, rimandando un passo importante (e provante) come quello della dieta ad un altro momento.


7) Quando si ha altro in mente

Sbagliato: nei periodi di maggiore stress o quando si è preoccupati per qualcosa, l'ultimo pensiero dev'essere quello di mettersi a dieta, perché non sono certo questi i momenti più adatti per testare la propria determinazione, senza contare che a volte ci sono pure delle limitazioni di carattere pratico, come la carenza di sonno o di tempo, che possono compromettere il risultato finale. Ora più che mai è fondamentale seguire delle sane abitudini di vita, rimandando però la perdita di peso a quando le acque (anche emotive) si saranno calmate.


8) Venerdì, sabato o domenica

Sbagliato: durante il fine settimana si tende a uscire di più e fra una bevuta, una pizza e un brunch, riuscire a mantenere quelle sane regole alimentari che si seguono nel resto della settimana diventa certo più difficile. Ecco perché mettersi a dieta fra venerdì e domenica è quanto di meno consigliabile ci sia, perché le probabilità di fallire sono altissime (come le tentazioni a cui si è chiamati a rinunciare). Non a caso una ricerca della Cornell University ha evidenziato che le persone che compensano durante la settimana le calorie extra ingerite nel weekend tendono a perdere più peso sul lungo periodo, quindi meglio rimandare ogni proposito dietetico alla normale routine della settimana.


9) Dopo una vacanza

Sbagliato: per molte persone la vacanza è il momento ideale per lasciarsi andare e mangiare quello che si vuole, mentre per altri è il periodo più giusto per seguire uno stile di vita più sano. In ogni caso, mettersi a dieta subito dopo è la scelta peggiore e la conferma arriva da un vecchio studio, dove si è esaminato l'impatto psicologico del pianificare una dieta nel prossimo futuro: i ricercatori hanno infatti scoperto che la sola idea di dover rinunciare a breve a determinati cibi scatenava una sorta di "effetto ultima cena", che spingeva alcune persone a mangiare di più per compensare le future mancanze.

Il parere dell'esperto

«Pensare a una scadenza dopo cui “faremo i bravi” non ci facilita il compito – spiega il dottor Stefano Erzegovesi, specialista in Psichiatria e Scienza dell'alimentazione presso il Centro Disturbi Alimentari dell'Ospedale San Raffaele Turro - perché ci mette in uno stato di allerta, che favorisce l’alimentazione emotiva, e, nel contempo, ci porta ad esagerare con il cibo i giorni precedenti la scadenza, “tanto da domani sarò a dieta e non potrò più farlo”. Il consiglio che diamo ai nostri pazienti obesi, che sono dei veri esperti del “da lunedì comincio la dieta”, è quello di concentrarsi “sull'oggi”, perché il giorno migliore per iniziare una dieta è “in questo momento”.
Il suggerimento in più che possiamo dare è quello di scegliere un giorno alla settimana in cui si sa di essere meno stressati e, quindi, in grado di concentrarsi di più su se stessi: un “giorno di magro” in cui ci si alzerà prima del solito, si farà una lunga camminata nel verde e, soprattutto, si metteranno nel piatto verdure in grande quantità, sia a pranzo sia a cena. Col tempo, si potrà poi dedicare un’ora al giorno, tutti i giorni, alla cura di se stessi, preparando cibi che danno più energia e concentrazione mentale prima ancora di essere “dimagranti”. In altre parole, procrastinare l'inizio di un piano dimagrante significa non iniziarlo mai: «Il momento migliore per iniziare una dieta è adesso», conferma Erzegovesi.
Autore: CARMELO GUCCIONE 17 nov, 2017
Si tratta di un inestetismo alquanto diffuso, odiato e tenacemente combattuto. Il problema è tipicamente femminile ma comune ad ambo i sessi.

In termini medici le smagliature sono alterazioni atrofiche, lineari e ben delimitate, dello strato dermico della cute; si localizzano elettivamente alla superficie interna delle cosce, alla parte esterna delle regioni glutee, ai fianchi, al seno e al ventre (per atrofia si intende la sensibile diminuzione del volume e del peso di un tessuto).
Nel linguaggio comune, invece, le smagliature sono semplici striscioline, lievemente infossate e di colorito bianco-violaceo, che attraversano le regioni corporee sottoposte a cambi improvvisi di forma e dimensione (come il ventre durante la gravidanza).

Sintomi

Le smagliature assumono caratteristiche diverse in base allo stadio evolutivo in cui si trovano. Mentre lunghezza e larghezza rimangono relativamente costanti nel tempo e sono difficilmente generalizzabili (da 1-10 mm di larghezza fino a svariati centimetri di lunghezza), la colorazione può variare dall'iniziale rosso-violaceo al bianco brillante tipico dello stadio avanzato.
Anche la forma, generalmente lineare, fusata e simmetrica, è variabile, tanto che in non rari casi le smagliature assumono contorni frastagliati ed irregolari. Spesso si raggruppano a coppie o triadi ed il loro decorso segue, in genere, le linee di tensione.
Alla palpazione, le smagliature hanno una consistenza flaccida e si lasciano facilmente pinzettare, segno evidente della perdita di elasticità cutanea che sta alla base della loro comparsa.


Cause

I principali fattori responsabili dell'insorgenza delle smagliature sono le rapide variazioni delle forme corporee, lo stress eccessivo e prolungato, alcune malattie (es. Sindrome di Cushing) e le terapie a lungo termine con corticosteroidi.


Perché Compaiono?

Inestetismo tipico degli ultimi mesi della gravidanza, le smagliature riconoscono come principale agente casuale la rapida variazione di peso e di dimensioni corporee ( TEORIA MECCANICA ). Questo elemento, favorito da una scarsa elasticità congenita del derma, porta alla rottura delle fibre di collagene in esso presenti, con conseguente comparsa di smagliature.

A complicare ulteriormente il quadro potrebbe esservi lo stiramento dei vasi ed il conseguente ridotto afflusso sanguigno alle strutture cutanee; meno sangue significa meno ossigeno, meno nutrienti e un'inefficace depurazione delle scorie: tutti elementi che predispongono la cute alle alterazioni base delle smagliature.

Non a caso, le sedi tipiche di comparsa appartengono a regioni sottoposte a maggiore escursione dimensionale; pensiamo, ad esempio, alla velocità con cui possono accrescersi o snellire le cosce in seguito ad un allenamento appropriato o ad altre condizioni, come un'operazione che costringe l'arto ad un'immobilità prolungata. Riallacciandoci a quest'ultima ipotesi, notiamo come l'intervento chirurgico favorisca la comparsa di smagliature anche sotto l'aspetto ormonale ( TEORIA ENDOCRINA ). Il rilascio dell'ormone cortisolo, che tende ad indebolire le fibre elastiche presenti nella pelle (catabolismo ed alterazioni dell'elastina), aumenta infatti nelle condizioni di stress psicofisico.

Nella stragrande maggioranza dei casi, seppur con risvolti psicologici talora importanti, le smagliature sono un semplice inestetismo. Più raramente riflettono una condizione patologica; è il caso, ad esempio dell'ipersurrenalismo e della malattia di Cushing, caratterizzate dell'iperproduzione di cortisolo (le smagliature sono tipicamente rosse - "strie rubre"), o di alcune malattie genetiche, come la sindrome di Marfan o quella di Ehlers-Danlos (patologie ereditarie che interferiscono con la normale elasticità della cute).
Infine, le smagliature, sempre per un discorso endocrino, possono essere la conseguenza di una terapia farmacologica prolungata a base di creme, lozioni, o pillole contenenti corticosteroidi.

Secondo alcune statistiche, le strie atrofiche comparirebbero nel 50-60% dei casi di gravidanza e sarebbero meno frequenti nelle donne che partoriscono per la prima volta in età molto giovane o, al contrario, in età avanzata.


Fattori di Rischio

  • Gravidanza (da tenere conto, oltre all'aumento di volume del ventre, le variazioni ormonali)
  • rapido accrescimento e variazione delle forme corporee in epoca puberale
  • predisposizione genetico-costituzionale
  • interventi di mastoplastica additiva (applicazione di protesi al seno)
  • sovrappeso ed obesità
  • denutrizione e carenze vitaminiche
  • utilizzo di corticosteroidi o di steroidi anabolizzanti (per il rapido aumento di muscolatura) diete ferree
Molti di questi fattori di rischio sono tipici od esclusivi del gentil sesso, ragion per cui le smagliature sono più comuni tra le donne


Autore: CARMELO GUCCIONE 16 nov, 2017
Lo ha stabilito un’analisi condotta su una coorte del Nurses’ Health Study pubblicata sul Journal of American Medical Association.

Andare di frequente in chiesa, nelle donne, riduce il rischio di mortalità per tutte le cause, in particolare quella per cancro e malattie cardiovascolari. Nello studio è stata valutata la correlazione tra la frequentazione di funzioni religiose e la mortalità in un gruppo di donne, utilizzando le risposte raccolte attraverso un questionario e seguendole per 16 anni .

Tra le 74.534 donne che nel 1996 avevano risposto al questionario, 14.158 hanno riferito di andare in chiesa più di una volta a settimana, 30.410 una volta a settimana, 12.103 meno di una volta alla settimana e 17.872 di non andarci mai. Le più assidue frequentatrici di servizi religiosi mostravano in generale meno sintomi depressivi ed erano più spesso sposate e non fumatrici.

In questo gruppo di donne nel corso dei 16 anni di follow up si sono registrati 13.537 decessi, tra i quali 2.721 per malattie cardiovascolari e 4.479 per cancro. Tuttavia le grandi frequentatrici di funzioni religiose hanno presentato un rischio di mortalità ridotto del 33% durante i 16 anni di follow up, rispetto a quelle che non mettevano mai piede in chiesa. Quelle che frequentavano la chiesa una volta la settimana hanno visto il loro rischio di mortalità ridursi del 26% , mentre le frequentatrici meno assidue potevano contare comunque su una riduzione di mortalità del 13% .

Lo studio suggerisce dunque che chi partecipa a funzioni religiose più di una volta a settimana, presenta un rischio di morire per cause cardiovascolari e per tumori ridotti rispettivamente del 27% e del 21% , rispetto a quelle che non vanno mai in chiesa. Secondo gli autori un importante contributo a questa riduzione di mortalità va ricercato nella minor presenza di sintomi depressivi, in un maggior ottimismo di fondo, in una meno frequente abitudine al fumo e nel poter contare su un supporto sociale.
Autore: CARMELO GUCCIONE 15 nov, 2017
“La farina 00 è il più grande veleno della storia , anche se biologica“, così il professor Franco Berrino, oncologo presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, definisce questo alimento. Il motivo è che la farina bianca, così come tutti i prodotti raffinati, causa un aumento della glicemia e, di conseguenza, un incremento dell’insulina, portando col tempo ad un maggior accumulo di grassi depositati, e al conseguente indebolimento del nostro organismo, che diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattie, anche tumori. Berrino ha spiegato che la farina 00 , malgrado non abbia alcun gusto, ha avuto successo commerciale perché si conserva per un tempo indeterminato. Quando la farina viene raffinata perde le proprietà nutrienti tipiche del frumento integrale, che è un’ottima fonte di fibre ed è ricco di numerose sostanze, che si trovano nella crusca e nel germe.

Quando mangiamo prodotti raffinati, tra cui il pane bianco, gli zuccheri presenti nel sangue aumentano improvvisamente e in maniera notevole e di conseguenza il nostro organismo produce più insulina, che porta all’incremento di grassi depositati e favorisce un rapido aumento di peso e di trigliceridi elevati. Tutto ciò può causare malattie cardiache. Inoltre, col passare del tempo, la produzione di insulina si blocca perché il pancreas è troppo carico di lavoro, provocando stati patologici come l’ipoglicemia e malattie come il diabete.
L’unico modo per ovviare al problema è consumare prodotti integrali, ma bisogna stare attenti! Perché spesso il pane integrale venduto nei supermercati è “finto” e lo si può riconoscere perché è più chiaro di quello “vero”. Negli scaffali dei supermercati troviamo anche altri finti prodotti integrali come pasta, fette biscottate, crackers e dolci. La maggior parte di questi viene prodotta aggiungendo alla farina 00 della crusca finemente rimacinata, che è un residuo della raffinazione.

Il danno provocato dai “finti prodotti integrali” è doppio, spiega Franco Berrino, perché “provoca l’indice glicemico alto della farina raffinata e l’effetto dannoso della troppa crusca, che è quello di ridurre l’assorbimento del ferro e del calcio“. E in merito alla farina 00 biologica l’epidemiologo ha spiegato: “Così si trova anche il paradosso assurdo del supermercato che ti vende la farina 00 biologica. Ma come si può sciupare un grano biologico per fare una farina 00 ? Se mangio la farina 00 posso prendere anche quella non biologica, tanto i pesticidi rimangono nella parte integrale, cioè nel germe e nella crusca, e dunque sono eliminati col processo di raffinazione che porta alla 00“.
Per saperne di più guarda il video dell’intervista!
Autore: CARMELO GUCCIONE 13 nov, 2017
Quando si parla di prostata, gli uomini in genere ignorano o minimizzano.
E’ invece il modo più sbagliato di porsi, perché il tumore della prostata è oggi la prima causa di morte per l’uomo (fonte : Wold Foundation of Urology).
I problemi che possono colpire la prostata sono 2:
  • ipertrofia prostatica benigna
  • tumore alla prostata .
I primi controlli vanno fatti per tutti gli uomini intorno ai 45 anni, anche prima dei 40 se in famiglia c’è stato un caso di tumore. Poi basta un controllo una volta l’anno.
I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna Come si riconosce l’ingrossamento della prostata? “I segnali sono inequivocabili: stimolo a fare pipì di frequente, sia di giorno sia di notte; difficoltà ad urinare; flusso ridotto di urina.
I sintomi del tumore della prostata Il tumore della prostata è invece molto più infido e pericoloso del semplice ingrossamento: procede in modo lento, senza dare segno di sé e senza provocare disturbi particolari. Il rischio è che progredisca silenzioso fino ad arrivare a un punto in cui è addirittura difficile intervenire.
Quali sono i campanelli d’allarme più frequenti? Secondo la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), se ne possono elencare 8. Ma va chiarito che ciascuno di essi non necessariamente è rivelatore della presenza di un tumore della prostata, perché può essere collegato ad altre patologie in corso. In ogni caso, è sempre bene parlarne con il medico di fiducia:
  1. Difficoltà a cominciare a urinare.
  2. Bisogno di urinare spesso.
  3. Sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.
  4. Dolore durante la minzione.
  5. Sangue nelle urine o nel liquido seminale.
  6. Senso di peso nella zona retto-vescicale.
  7. Dolore alle ossa.
  8. Difficoltà di erezione.
“Il tumore della prostata è considerato uno dei più facilmente diagnosticabili e curabili”, spiega il professor Mauro Dimitri, chirurgo urologo e presidente della World Foundation of Urology. “Oggi la sopravvivenza è considerata molto alta: il 60% dopo 10 anni dall’intervento. Ma la tempestività della diagnosi è essenziale: prima si individua il tumore, meglio si può intervenire per circoscriverlo, estirparlo, impedirgli di fare danni”.
Autore: CARMELO GUCCIONE 10 nov, 2017
L'acne è una infiammazione delle ghiandole pilosebacee con papule (lesioni solide, rilevate dalla superficie cutanea ), pustole (lesioni acneiche più gravi e deturpanti, sono dovute all'azione di germi e insorgono su pregresse papule), comedoni (o punti bianchi e neri), cisti superficiali, suppurate (ripiene di pus) e, nei casi più gravi, fistolizzazioni (quando le cisti si uniscono nella profondità della cute).
COME SI FORMA?
Il "poro" da cui fuoriesce il pelo, si ottura e si riempie di sebo e di piccoli frammenti di cellule epiteliali morte. All'esterno del poro appare un punto bianco (comedone chiuso). Il tappo si può aprire sotto la pressione del sebo e si può formare un punto nero (comedone aperto). Per quanto brutto, esso è meno temibile, infatti non provoca infiammazione. Se invece il tappo resiste, il sebo si accumula nel canale dove si trova il pelo, fino a lacerarne la guaina che lo riveste e creare un infiammazione. Se l'infiammazione non riesce a trovare una via di uscita, si formano cisti o noduli.
CAUSE: Alimentazione Squilibri ormonali Cause batteriche Predisposizione genetica
TRATTAMENTI: Sono diversi i trattamenti che si possono intraprendere per sconfiggere l'acne. In funzione della gravità del disturbo e della causa che l'ha provocato, sono diversi gli approcci che si possono intraprendere: dai rimedi naturali od omeopatici, fino ad arrivare a veri e propri trattamenti farmacologici che devono essere prescritti dal medico o dal dermatologo. Per porre rimedio alle conseguenze dell'acne come cicatrici e inestetismi vari, invece, si può fare ricorso a tecniche di medicina estetica di vario tipo, sempre dietro consiglio del proprio medico o del proprio dermatologo.
Autore: CARMELO GUCCIONE 08 nov, 2017
Uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition afferma sulla base dei dati analizzati che più di un terzo della popolazione mondiale sia gravemente carente di vitamina D . Il 37,3% degli studi recensiti ha documentato infatti che i livelli medi plasmatici di 25(OH)D ( vitamina D) è inferiore a 25 ng/ml , valore considerato pesantemente sotto la soglia ottimale che è di 80 ng/ml .

E quello che è importante è che uno studio pubblicato su FASEB Journal ha dimostrato che la la vitamina D agisce sul gene TPH2 e trasforma il triptofano in serotonina ed attiva anche gli ormoni ossitocina e vasopressina . Questo è davvero grandioso ed infatti è una ricerca che ha avuto molto eco nella comunità scientifica, perché prima d’ora non era stato chiaramente definito l’effetto della vitamina D sul comportamento umano e sulla psiche. Per chi non lo sapesse

Serotonina : è il cosiddetto “ ormone del benessere “, regola il transito intestinale, il sonno, l’appetito, l’umore e il peso corporeo. Bassi livelli di serotonina sono associati con tendenze suicide, disordine ossessivo-compulsivo, alcolismo, depressione e ansia.

Ossitocina : è il cosiddetto “ormone del piacere” che ha funzioni prettamente psico-emotive come il legame tra madre e figlio, lo stato emotivo, il riconoscimento sociale. Studi hanno dimostrato che bassi livelli di ossitocina sono legati alla schizofrenia e alla depressione. E’ stato inoltre osservano che la somministrazione di ossitocina riduce l’attivazione dei circuiti cerebrali coinvolti nella paura, aumentando i livelli di contatto visivo, la fiducia e la generosità.

Vasopressina : è il cosiddetto “ormone della fedeltà” che spinge verso la socializzazione e le relazioni sentimentali. Studi hanno dimostrato che bassi livelli di vasopressina spingono alla rabbia, all’incapacità di relazionarsi e al tradimento del partner.

 Tutti questi importanti ormoni fondamentali non solo nelle reazioni bio-chimiche che avvengono nel corpo ma che influiscono la mente e il comportamento sono innescate e stimolate dalla vitamina D.
Autore: CARMELO GUCCIONE 07 nov, 2017
Mangiare da soli fa male al girovita e alla salute, soprattutto del sesso maschile. Gli uomini che non mangiano in compagnia hanno infatti il 45% di rischio in più di diventare obesi, avere pressione e colesterolo alto.

Lo hanno verificato i ricercatori della Dongguk University Ilsan Hospital di Seoul, il cui studio è pubblicato sulla rivista Obesity Research & Clinical Practice. Nello studio sono stati esaminati oltre 7.700 adulti, a cui è stato chiesto quanto spesso mangiassero da soli.

Si è così visto che ci sono più rischi per la salute se si mangia da soli più di due volte al giorno, il che accade più spesso a chi è single, non è sposato, salta i pasti e mangia fuori di meno. In particolare gli uomini che mangiano da soli più di due volte al giorno sono quelli più a rischio di diventare obesi. Non solo.

Hanno il 64% di possibilità in più di sviluppare la sindrome metabolica, in cui si combinano insieme diabete, pressione alta e obesità. Le donne che mangiano regolarmente da sole hanno invece il 29% di possibilità in più di sviluppare la sindrome metabolica, che aumenta anche il rischio di malattie coronariche e ictus.
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